Su Pet B2B di novembre, il pet food naturale ai raggi X

Etichetta e servizio di affiancamento alla vendita sono i due nodi attorno a cui convergono le prospettive di valorizzazione del pet food naturale, il cui successo oggi sta facendo passare in secondo piano alcune lacune nelle informazioni fornite al consumatore finale. Occorre non limitare il potenziale di sviluppo del mercato di questi prodotti cavalcando un trend che per consolidarsi richiede di fidelizzare i proprietari attraverso servizio e trasparenza. Sul numero di novembre di Pet B2B si fa il punto sullo stato dell’arte di questo segmento e sulle prospettive di valorizzazione future.

Oggi la galassia del pet food naturale è composta da numerosi rami, dal crudo al biologico, passando per l’ancestrale o l’olistico, solo per citare i più noti. Inoltre ci sono correnti di pensiero che ritengono il termine “naturale” fuorviante nel campo dei mangimi confezionati, trattandosi di prodotti industriali e dunque differenti rispetto a ciò che un animale potrebbe trovare in natura. L’unico elemento di appoggio per tentare di fare un po’ di chiarezza è rappresentato dai criteri stabiliti dalla Fediaf, secondo cui un alimento naturale non deve contenere zuccheri aggiunti, coloranti artificiali, antiossidanti e conservanti di derivazione chimica. Fatta questa considerazione, non si può però dire che la questione sia risolta, dal momento che gli standard stabiliti dalla federazione europea accettano mangimi con caratteristiche molto differenti fra loro e che hanno costi di produzione il più delle volte non paragonabili. Per saperne di più, leggi l’articolo intero su Pet B2B di novembre.

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Pet_B2B_Novembre_2018_Naturale

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